Verso Itaca. Ritorno o ripartenza? Una serata in cui due mondi si sono incontrati.

C’era qualcosa nell’aria del foyer dell’Auditorium San Fedele, lunedì 8 giugno, che andava oltre la lettura scenica. Lo si notava anche da grandi dipinti che sono apparsi sulla scalinata e sui pannelli della sala. Opere ricche di significato, realizzate da Felipe e condivise per l’occasione.

I Ragazzi della Scuola del Fare di Napoli e lettori del gruppo del Girevole di Milano — mondi distanti, storie diverse, fragilità diverse — si sono incontrati attorno a un’unica voce: quella di Ulisse.

La serata, intitolata “Verso Itaca. Ritorno o ripartenza?”, non nasce come uno spettacolo ma qualcosa di più profondo e più intimo: un cammino collettivo attraverso le pagine dell’Odissea, riletto con gli occhi di chi sa cosa significa perdersi, cambiare, non riconoscere più sé stesso quando finalmente torna a casa. Il proemio in greco antico ha aperto la serata e poi le voci si sono intrecciate, da Napoli e da Milano, in italiano e in dialetto del cuore.

«Non era più la persona che era partita da Itaca vent'anni prima. Aveva nascosto così tante volte il suo nome che non riusciva quasi più a ricordarlo.»

Ma è stato quando i ragazzi hanno smesso di leggere Omero e hanno cominciato a leggere se stessi che la serata ha preso una direzione diversa. Perché il copione era costruito così: un frammento dell’Odissea, e poi una voce vera. Un’esperienza reale. Una cicatrice reale. Chi racconta di sorridere anche quando dentro non sta bene. Chi del suo fidanzato che la accoglie senza giudicare — i suoi Feaci personali. Chi racconta la sua casa nelle Ande a 3.500 metri e di una famiglia che non c’è più.

La tammorra di Luigi ha segnato i passaggi tra una parte e l’altra — Tesse e disfa Penelope, tesse e disfa la sua tela — come un battito cardiaco che teneva tutto insieme. E il pubblico ha ascoltato in silenzio.

«Itaca è trovare le persone giuste e la serenità con sé stessi.»

Flavia — Scuola del Fare, Napoli

La quarta parte ha fatto qualcosa di straordinario: ha chiamato il pubblico dentro la storia. Dieci lettori tra gli spettatori hanno preso in mano i fogli con le voci interiori di Ulisse, Penelope, Telemaco, Laerte — e li hanno letti ad alta voce, tenendo in mano un filo rosso che passava di mano in mano, tessendo una tela visibile tra chi era sul palco e chi era seduto tra le sedie. L’oracolo era tutti. La decisione era collettiva. L’Odissea, in quel momento, non apparteneva più solo a Omero.

Quello che ha reso questa serata così potente non è stata la perfezione — è stata la verità. La verità di ragazzi di una scuola professionale di Napoli che hanno imparato a riconoscere i propri Proci e i propri Feaci nella vita reale. La verità di persone che cercano una strada a Milano e l’hanno cercata dentro i versi di un poema di tremila anni. Due fragilità che si sono guardate — e hanno scoperto di avere la stessa domanda: chi sono, quando finalmente arrivo a casa?

Alla fine, la canzone di Lucio Dalla — Itaca, Itaca, la mia casa ce l’ho solo là — è salita da tutti, dal palco e dalla platea, e in quel momento non c’era più distinzione tra chi raccontava e chi ascoltava.

Siamo stati tutti, per un attimo, marinai che vogliono tornare.

 

CHI HA RESO POSSIBILE QUESTA SERATA

La Scuola del Fare “Giulia Civita Franceschi” nasce nel 2019 nel rione Doganella di Napoli. Offre percorsi quadriennali di formazione professionale in meccanica e logistica a ragazzi che nella scuola tradizionale faticano a trovare il loro posto. Fondazione Riva è tra i partner fondatori.

Il Girevole è un luogo unico nella Galleria Hoepli di Milano: di giorno supporta persone senza fissa dimora, la sera si trasforma in un bar aperto a tutti — dove fragilità e normalità condividono lo stesso tavolo.

Verso Itaca nasce dall’incontro di queste due realtà, attraverso un percorso laboratoriale condotto tra aprile e maggio a Napoli e Milano.

 

Scarica il copione completo della lettura scenica

→ Copione_Verso_Itaca.pdf